Mercoledì 18 Ottobre 2017, Ore 11,15 – 13,15, Dipartimento FISPPA

Aula seminari (SPGI) Via Cesarotti, 12 – Padova

Seminario – QUARTIERI MULTIETNICI: CONVIVENZA, CONFLITTI E POLITICHE

PRESENTA: Claudia Mantovan, Università di Padova

 INTERVENGONO:

Cadigia Hassan, RIDIM – Rete Italiana Donne Immigrate;

Adriano Cancellieri, Università Iuav di Venezia e Cooperativa Est/Spin off accademico;

Roberto Tuninetti, Cooperativa Sociale Lunazzurra

18 ottobre, Sala Seminari di Palazzo Cesarotti, ore 17.00-19.00

L’accoglienza dei richiedenti asilo a Padova e provincia: una ricerca qualitativa

Introduce e coordina:
Francesca Vianello
Presenta la ricerca:
Omid Firouzi Tabar

Discutono:
Marta Nalin, Assessora alle Politiche sociali del Comune di Padova
Nicola Grigion, Responsabile Sprar Triveneto
Roberta Polese, Corriere del Veneto

Mercoledì 18 ottobre alle ore 17.00 presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova presenteremo i primi risultati di una ricerca qualitativa che, partendo da alcuni dati statistici, si è proposta un duplice obiettivo: quello di verificare il rapporto tra le previsioni normative in materia e le situazioni materiali vissute all’interno delle strutture dell’accoglienza e quello di sviluppare un’analisi comparativa tra le condizioni di vita all’interno del CPA di Bagnoli e quelle monitorate nel contesto della cosiddetta “accoglienza diffusa”.

Guardando ai dati a disposizione ciò che colpisce maggiormente è la totale inadeguatezza delle forme ordinarie dell’accoglienza e la pressoché totale delega della gestione del fenomeno a strutture di tipo emergenziale. I dati aggiornati al maggio del 2017 ci dicono che a Padova e provincia del totale di 2.544 richiedenti asilo, 1.577 (il 62%) sono ospiti presso i centri di accoglienza straordinaria (CAS), 815 (il 32%) nel centro di prima accoglienza (CPA) di Bagnoli e soltanto 152 all’interno del circuito ordinario e cioè del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). Oltre al predominio assoluto di soluzioni emergenziali colpisce anche il fatto che la quota totale delle presenze è più basso della quota di 2.785 prevista dal Piano nazionale di ripartizione del Ministero degli Interni e dall’ANCI per questo territorio. Questo ultimo dato smentisce la presenza di uno stato di invasione o di assedio, come vorrebbero alcuni retoriche politiche e mediatiche. Un altro dato evidenzia la disomogeneità della distribuzione dell’accoglienza sul territorio: i Comuni interessati a vario titolo all’organizzazione dell’accoglienza sono 43 su 104 e di questi soltanto 10 partecipano ai bandi SPRAR.

Il lavoro si è svolto tra l’autunno del 2016 e l’estate del 2017, ed è stato condotto attraverso interviste in profondità effettuate ai richiedenti asilo ospiti nelle strutture e ad altri attori coinvolti come gli avvocati, gli operatori, i mediatori e i responsabili delle strutture stesse. Per quanto riguarda il CPA di Bagnoli, oltre ad alcune visite all’interno dello stesso, è stata svolta una lunga attività di osservazione etnografica nei dintorni della struttura che ha permesso di instaurare rapporti fiduciari con molti ospiti utili a garantire una rilevazione approfondita delle condizioni di vita dei migranti.

Lungo il corso della ricerca è stato possibile verificare profonde differenze tra la realtà dei CAS e dunque della cosiddetta “accoglienza diffusa” e quella del CPA di Bagnoli. Alcune visite condotte al’interno di questa ex-base militare e la testimonianza di decine di giovani migranti ci restituiscono un’immagine estremamente preoccupante della situazione in corso. Si tratta di un campo (nella logica di qualsiasi CPA) aperto con la funzione di ospitare il richiedente asilo per il tempo strettamente necessario per la formalizzazione della domanda di protezione internazionale e per la verifica dello stato di salute e di specifici elementi di vulnerabilità. In realtà, i tempi di permanenza si attestano mediamente intorno ai 18-20 mesi durante i quali i migranti sono sottoposti a una vera e propria segregazione territoriale, privati degli interventi e dei servizi indispensabili per la tutela dei loro diritti primari. L’assenza di fornitura di vestiario, di adeguate cure sanitarie, e di supporto legale sono solo alcuni degli elementi atti ad indicare le problematiche condizioni vissute in questa struttura.

Rispetto al contesto di Bagnoli quello dell’“accoglienza diffusa” sembra essere un mondo completamente diverso. Esclusi rari casi i CAS ospitano in ciascuna struttura un numero basso di migranti e, soprattutto dal punto di vista sanitario e legale e della formazione linguistica, riescono a fornire un livello di servizio mediamente adeguato. In questo senso la presenza di pochi migranti in ciascuna struttura e la diversa proporzione tra il numero degli ospiti e quello degli operatori (mediamente di 1 a 10 nell’accoglienza diffusa, di 1 a 30 nel CPA) ci sembrano due elementi estremamente importanti. Ovviamente, anche in questo contesto è rilevabile un’elevata disomogeneità di approcci e di interventi. In particolare, in alcuni casi, invece della ricerca dell’implementazione dell’autonomia dei soggetti orientata a una loro integrazione attiva nel tessuto sociale prevalgono modalità meramente assistenzialistiche che mettono in moto processi di “passivizzazione” e di “infantilizzazione” nei confronti degli ospiti.

Il generale governo emergenziale del fenomeno si accompagna nel nostro territorio a diverse violazioni delle normative europee e nazionali orientate alla tutela dei diritti dei richiedenti, alla situazione drammatica del campo di Bagnoli, a consistenti fenomeni di speculazione su cui alcuni tribunali stanno indagando e alla pressoché totale discrezionalità degli enti gestori nell’organizzazione dell’accoglienza. Questo insieme di elementi, oltre a colpire la libertà e la sfera dei diritti dei richiedenti asilo, tende ad alimentare sentimenti di odio e xenofobia in seno alla popolazione locale.

Un confronto e una convergenza di intenti tra tutti i Comuni di Padova e provincia e le cooperative, associazioni e organizzazioni umanitarie oggi impegnate nell’accoglienza potrebbe agevolare una visione più omogenea e organica del problema, supportare l’individuazione di nuove strutture dove trasferire immediatamente una parte dei migranti ospiti a Bagnoli, e stabilire insieme alcuni standard condivisi per la gestione dei CAS sul territorio innalzandone la qualità.

Crediamo che a questo tipo di sperimentazioni l’Università, mettendo a disposizione importanti elementi di analisi e interpretazione approfondita della situazione in corso come quelli emersi da questa ricerca, possa dare un importante contributo. Un impegno di questo tipo potrebbe porsi anche l’ambizione di sostenere in parte la realizzazione concreta di quel “Piano di ripartizione” pensato dal Ministero degli Interni e dagli Enti locali proprio per smantellare le grandi concentrazioni come quelle che abbiamo visitato a Padova e Provincia, nella direzione della realizzazione di un’accoglienza diffusa e di qualità su tutto il territorio.

 

Il prossimo giovedì, 5 ottobre, si terrà presso BiosLab (Via brigata, 5. PD) il quarto incontro del ciclo introduttivo all’ambiente carcerario Organizzato dall’Associazione Antigone Triveneto. Il tema dell’incontro sarà “la quotidianità detentiva” che verrà approfondito da Francesca Vianello (Unipd) e Elton Kalica (Unipd).

Il carcere rappresenta un mondo che, a un tempo, coinvolge e respinge. Per chi è interessato ad avvicinare questa realtà, per tanti aspetti arcaica e drammatica, non è sufficiente un generico interesse e una sincera disponibilità. Sono necessarie informazioni di base e riferimenti orientativi per rendersi conto del contesto.

Questo ciclo di incontri, pensato per presentare i principali aspetti del mondo carcerario, è destinato a chi intende avvicinare lo stesso per compiere attività di volontariato e di osservazione e studio. Il percorso si è articolato in quattro incontri, corrispondenti a quattro aree tematiche. Tre incontri sono già stati realizzati in questo ordine:

Mercoledì 7 giugno 2017 ore 17:00 – 19:00. Il contesto e l’organizzazione (diversi tipi di carcere, circuiti detentivi e sezioni particolari, la sorveglianza dinamica, tipi di isolamento). Sono intervenuti Annamaria Alborghetti (avvocato penalista) e Giuseppe Mosconi (Università di Padova).

Martedì 27 giugno 2017 ore 17:00 – 19:00. Attori sociali e ruoli nel mondo carcerario (gli agenti, il direttore, gli educatori, il personale sanitario, i volontari, i docenti, la magistratura di sorveglianza, i garanti, i ministri di culto). Sono intervenuti Lorena Orazi e Stefano Rossi (educatori nella Casa di reclusione di Padova) e Alessandro Maculan (dottore di ricerca in sociologia).

Giovedì 28 settembre 2017 ore 17:00 – 19:00. La sanità penitenziaria (la riforma della sanità penitenziaria, le patologie in carcere, carcere e tossicodipendenza, eventi critici: autolesionismo, scioperi della fame, suicidi). Sono intervenuti Alvise Sbraccia (Università di Bologna) e
Laura Baccaro (psicologa).

Il prossimo 5 ottobre l’ultimo incontro sarà sul tema della quotidianità detentiva (orari e attività: il vitto, il passeggio, il lavoro, l’istruzione, le attività trattamentali, i contatti con l’esterno, corsi di formazione, attività sportive). Intervengono Francesca Vianello (Università di Padova) Elton Kalica (dottore di ricerca in sociologia)

In allegato la locandina degli incontri: 4 incontri antigone

Sono state prorogate le scadenze per l’ammissione al Master Interateneo in Criminologia critica e sicurezza sociale Devianza, Istituzioni e Interazioni Psicosociali A.A. 2017 – 2018: master.criminologia_2017_18

Scadenza presentazione domanda di ammissione: 2 ottobre 2017
(ore 12.30 chiusura procedura di compilazione domanda on-line/ore 13.00 consegna domanda cartacea)
Pubblicazione graduatoria: dal 12 ottobre 2017
Scadenza iscrizioni: entro 23 ottobre 2017
Scadenza iscrizioni subentri: entro 31 ottobre 2017

Avviso di selezione: Bando_Master_17_18_Criminologia

Si ricorda che possono iscriversi tutti i laureati in tutte le classi delle lauree triennali, i laureati del vecchio e nuovo ordinamento, i Diplomati in Servizio sociale e corsi di studio affini, presso Università italiane o in possesso di titolo conseguito presso Università straniere e riconosciuto equipollente.
La sede del Master è presso il Dipartimento FISPPA, sede di Sociologia, via Cesarotti n. 10/12, 35123 Padova.
La frequenza al corso è obbligatoria per almeno il 75% delle ore previste. La durata del corso è di un anno (da ottobre a settembre) per un totale di 1500 ore corrispondenti a 60 crediti formativi, comprensive di lezioni, stages, esercitazioni, attività seminariali e studio individuale.
Le lezioni si svolgeranno nelle giornate di venerdì e sabato con cadenza quindicinale. Il corso è a numero chiuso e possono accedervi non più di 50 persone.
Quota di iscrizione: € 2.924,50 (prima rata: € 1.774,50; seconda rata: € 1.150,00)
Quota di iscrizione al singolo modulo in Psicologia sociale delle istituzioni totali: € 400,00

La Direttrice del Master è Francesca Vianello.
Il Comitato scientifico è composto da Giuseppe Mosconi, Dario Melossi, Adriano Zamperini, Alvise Sbraccia, Devi Sacchetto.

Per ulteriori informazioni, e-mail: master.criminologiacritica@unipd.it

Il rapporto del Comitato europeo anti-tortura e l’amara verità sulle carceri italiane

Elton Kalica

Il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha pubblicato il rapporto sulla sua visita periodica in Italia (dall’8 al 21 aprile 2016).

Il CPT ha sollevato le proprie perplessità sulla carenza di tutele denunciata da alcuni arrestati. Anche in relazione all’introduzione del reato di tortura il Comitato ha espresso delle riserve circa la formulazione delle disposizioni rilevando delle contraddizioni rispetto alle sue precedenti raccomandazioni, la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984.

Il Comitato ha sollevato poi le sue preoccupazioni in relazione alle accuse di maltrattamenti fisici inflitti ai detenuti da parte delle forze dell’ordine. Ha inoltre constatato carenze nelle condizioni materiali delle camere detentive presso le questure e le caserme dei carabinieri. Critiche anche le condizioni dei detenuti sottoposti al regime del “41-bis”.

Sul sito del CPT è stata pubblicata anche la risposta del governo italiano: secondo il governo il problema dei suicidi sarebbe sotto controllo in quanto “l’anno scorso, si sono verificati 39 suicidi, la stessa cifra del 2015, nonostante l’incremento della popolazione carceraria”. Evidente il tentativo di minimizzare il problema, un curioso modo di vedere il bicchiere mezzo pieno, quando di pieno ci sono soltanto le celle. I conti pubblicati dai detenuti di Ristretti Orizzonti sono diversi:  i suicidi sono stati 45 nel 2016 e quest’anno sono già 41 e siamo ancora a metà settembre.

Come al solito, per conoscere l’amara verità sulle carceri italiane dobbiamo aspettare i rapporti del Cpt e i dati offerti da volontari e detenuti che scrivono dal carcere. Mentre l’istituzione continua a negare che c’è parecchio che non va nel sistema punitivo italiano.

Sviluppando la prospettiva interna nella ricerca-azione: 20 anni di Convict Crimnology
Un numero speciale della rivista “Journal of Prisoners On Prisons”

Elton Kalica

Ci sono molti condannati che, una volta entrati in carcere per scontare una condanna, hanno capito che, anche in posti mostruosi, lo studio e la cultura possono aiutare a conoscere e a scoprire l’umanità che vi si nasconde. Per questo hanno ripreso in mano i libri e portato a termine studi universitari, acquisendo gli strumenti scientifici necessari per condurre in prima persona degli studi etnografici. Sotto il nome della Convict Criminology, dal 1997 questi lavori etnografici assumono un approccio critico verso la letteratura, le politiche e le pratiche esistenti. Si tratta di una corrente che ha prodotto molte ricerche empiriche negli USA, la cui peculiarità è di essere state condotte al interno delle carceri dagli stessi detenuti ex-detenuti che hanno intrapreso il percorso accademico. L’obbiettivo della CC è quello di sviluppare un’agenda di ricerche di criminologia critica svolte in carcere, nonché di lavori accademici di detenuti ed ex-detenuti impegnati nella ricerca come John Irwin, Stephen Richards, Jeffrey Ross, Charles Terry, Daniel Murphy, Charles Lanier e molti altri che hanno insegnato o che insegnano tuttora in corsi universitari statunitensi.
Nel 2012, Sacha Darke e Andy Aresti (University of Westminster) editori del Journal of Prisoners on Prisons (JPP) con Rod Earle (Open University) hanno istituito il primo gruppo CC al di fuori degli Stati Uniti, la British Convict Criminology (BCC). Da circa un anno stanno lavorando con Jeffrey Ian Ross (Università di Baltimora) co-fondatore della CC, Maurício Dieter (Università di São Paulo) e Juan Carlos Oyanedel (Università di Andres Bello) per istituire una CC latinoamericana.
Vista la lunga collaborazione con Thomas Mathiesen e Astrid Renland (Associazione Norvegese per la Riforma Penale), Francesca Vianello e Elton Kalica (Università di Padova), i fondatori della British CC hanno deciso di esplorare le possibilità di sviluppare una CC a livello europeo. Da qui anche l’idea di un numero speciale del JPP  dal titolo “Developing Insider Perspectives in Research Activism: 20 Years of Convict Criminology” (Sviluppando la prospettiva interna nella ricerca-azione: 20 anni di Convict Crimnology).
Questo speciale, che uscirà nel 2018, raccoglierà riflessioni di accademici e di attivisti che hanno sperimentato il carcere in prima persona sui progressi, sulle sfide pratiche ed epistemologiche e sul futuro della CC. Ci sarà spazio anche per trattare altri argomenti legati alla ricerca in carcere, la coproduzione della conoscenza, l’auto-etnografia, la ricerca-azione, il sostegno dello studio universitario per (ex) detenuti e l’internazionalizzazione della Convict Criminology.
Da poco è stata chiusa la deadline per la presentazione degli abstract e mentre il comitato editoriale ora sceglierà le proposte migliori, noi ci auguriamo che questa iniziativa porti anche nel nostro continente una maggiori apertura del carcere verso l’università e un maggior sostegno ai detenuti che vogliono intraprendere gli studi universitari.

Al via la 45sima conferenza annuale dello “European Group for the Study of Deviance and Social Control”
(31 agosto – 3 settembre 2017, isola di Lesbo)

L’“European Group for the Study of Deviance and Social Control” (http://www.europeangroup.org) è un network internazionale composto da accademici, operatori ed attivisti che condividono un approccio critico sui temi del crimine, della devianza, della giustizia penale e delle altre istituzioni del controllo sociale.
Fondato nel 1973 a Firenze, l’“European Group for the Study of Deviance and Social Control”, con i suoi mille membri sparsi in sei diversi continenti, costituisce il più grande forum di criminologia critica del mondo. Tra le varie attività del network, vi è l’organizzazione di una conferenza annuale che si tiene solitamente tra la fine di agosto e i primi di settembre, dove sono previsti interventi programmati in sessioni plenarie e presentazioni dei partecipanti in sessioni parallele. Il titolo del meeting annuale di quest’anno, che si terrà dal 31 agosto al 3 settembre a Mitilene, nell’isola di Lesbo (Grecia), è: “Uncovering Harms: States corporations organisations as criminals”.
Tra i vari temi affrontati nella conferenza, vi sarà anche quello attualissimo dei “crimini di Stato” (attività o omissioni da parte dello Stato che violano la legislazione penale nazionale o internazionale) nei confronti dei migranti internazionali che arrivano (o tentano di arrivare) in Europa. Su questa questione, con riferimento al caso della Grecia, è disponibile un articolo del prof. Stratos Georgoulas (University of the Aegean), co-organizzatore della conferenza di quest’anno, sull’ultima newsletter mensile dell’European Group:          http://www.europeangroup.org/sites/default/files/August%20newsletter%202017%20%282%29.pdf